Cosa fare per garantire e certificare la Sicurezza nei Negozi e negli Uffici? Mai come in questo momento di crisi e di emergenza sanitaria la sicurezza nei negozi e negli uffici, ma più in generale la sicurezza sul lavoro e la valutazione dei rischi, diventano un valore imprescindibile sia per i dipendenti, sia per i datori di lavoro. Non a caso, i responsabili degli uffici e i titolari dei negozi vogliono regolarizzare la loro posizione, affidandosi a professionisti capaci di esaminare e gestire tutti gli aspetti coinvolti (e i più tecnici), per garantire e certificare la sicurezza sui luoghi di lavoro. Oltre a essere un dovere, ci si vuole proteggere dai rischi che si possono correre in ogni ambiente di lavoro, con un occhio ben aperto e puntato alla rassicurante prevenzione delle cose fatte bene. Soprattutto di questi tempi, di grandi stravolgimenti causati dalla pandemia, negozi e uffici avvertono forte la necessità di tutelarsi dalle conseguenze delle nuove minacce virali che negli ultimi mesi hanno aperto altre crepe (ben più profonde) nel nostro tessuto socio-economico, prevenendo con rigorose procedure i rischi di malattie professionali, incidenti e infortuni. Mettere in sicurezza la propria azienda, sia essa un ufficio o un negozio, non è solo un obbligo ma anche l’unico modo per lavorare e produrre in un ambiente sicuro e a prova di normativa, in un contesto attuale già fin troppo critico. Ma vediamo cosa significa sicurezza sul lavoro, e come ci si può mettere al riparo dai problemi che potrebbero insorgere e causare danno alle persone e all’ambiente. Cosa significa Sicurezza sul Lavoro? Sicurezza nei negozi? Sicurezza negli uffici? Sicurezza sul lavoro significa garantire tutela e protezione attraverso provvedimenti che prevengano i rischi legati alle attività lavorative. Il concetto può sembrare troppo generico, anche se chiaramente allude al significato più immediato. Ma se si volesse andare più a fondo nella questione, verrebbe da chiedersi: come si mette in sicurezza un ambiente di lavoro? come si concretizza, di fatto, la sicurezza sul lavoro? quali procedure implica? quali sono le figure protagoniste della sicurezza in azienda? e quali sono gli adempimenti a carico del datore di lavoro previsti dal decreto legislativo 81 del 2008? Da un punto di vista normativo, dobbiamo prendere come riferimento il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro (D.lgs 81/08) che – con i suoi 306 articoli e oltre 50 allegati – ne mette in luce i punti salienti e le figure responsabili. Testo Unico Sicurezza sul Lavoro – Il Decreto Legislativo 81/2008 Il Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro si basa su principi quali: la valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza l’eliminazione o riduzione dei rischi la sostituzione dei rischi alla fonte l’utilizzo limitato di agenti chimici, fisici e biologici sui luoghi di lavoro i controlli sanitari periodici dei lavoratori la programmazione, l’attuazione e la vigilanza sull’applicazione di misure di sicurezza adatte. E inoltre, definisce le figure coinvolte: Datore di Lavoro Medico Competente Dirigente per la Sicurezza sul lavoro Preposto per la Sicurezza sul lavoro Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione o RSPP Addetto al Servizio Prevenzione e Protezione o ASPP Addetti alla gestione delle emergenze (incendio e primo soccorso) Come mettere in sicurezza il tuo negozio o ufficio Tanti datori di lavoro di piccole e medie imprese con l’obiettivo di regolarizzare la loro posizione (come da D.Lgs. 81/08) in merito alla sicurezza nei negozi e negli uffici, delegano professionisti ed esperti con competenze tecniche specifiche, anche per quanto riguarda la stesura del Documento di Valutazione dei Rischi e di altri eventuali documenti. Per favorire la regolarizzazione degli uffici fino a 9 lavoratori e per negozi sotto i 400 Mq. e/o meno di 9 lavoratori, Logica Servizi ha costruito un nuovo pacchetto che comprende: ● Sopralluogo in Azienda ● Ricerca della Documentazione ● Consulenza Sicurezza in Azienda ● Realizzazione del DVR Generale che include: ● Valutazione Rischio Rumore ● Valutazione Rischio Chimico ● Valutazione Rischio da Movimentazione Manuale dei Carichi ● Valutazione Rischio Stress Lavoro-Correlato ● Piano di Emergenza ● Cartellonistica di Sicurezza ● Moduli, Nomine e Verbali di Sicurezza Pacchetto Sicurezza sul Lavoro Speciale “Uffici e Negozi” Logica Servizi e tutto il suo pool di professionisti, hanno deciso di venire incontro a tutte le piccole e medie imprese creando per loro un pacchetto ad-hoc per la Gestione della Sicurezza sul lavoro Entra Cosa fare per garantire e certificare la Sicurezza nei Negozi e negli Uffici. Logica Servizi Informa
Mascherine chirurgiche e Facciali filtranti: facciamo chiarezza
Da quando è esplosa l’epidemia (oggi pandemia) del virus SARS-CoV-2, impropriamente chiamato “coronavirus”, nel nostro Paese è cominciata la corsa al reperimento delle mascherine. In questo articolo chi scrive vuole portare alla luce le differenze tra le mascherine chirurgiche ed i facciali filtranti, evidenziandone pro e contro. Piccola premessa: i D.P.I. (Dispositivi di Protezione Individuale) sono tutte quelle attrezzature indossate e mantenute dal lavoratore al fine di proteggerlo da un determinato rischio specifico. Bene, come vedremo più avanti, i facciali filtranti rientrano in questa definizione mentre le mascherine chirurgiche no. Le mascherine chirurgiche Le mascherine chirurgiche infatti, rientrano nella categoria dei D.M. (Dispositivi Medici) e vengono realizzate conformemente alla UNI EN 14683:2019. Il loro obiettivo è quello di limitare la dispersione di goccioline di saliva e/o altri fluidi biologici prodotti da chi le utilizza come, ad esempio, un chirurgo durante un’operazione. Il fine quindi non è quello di proteggere il portatore (per quanto abbia comunque un minimo potere filtrante) ma quello di proteggere il paziente che, con ferite aperte, può essere maggiormente suscettibile ad infezioni. Altro aspetto importante è la non totale aderenza della mascherina chirurgica al viso di chi la indossa, lasciando così importanti “spazi” in cui potrebbero penetrare microrganismi patogeni. Sinteticamente queste sono le caratteristiche dei vari facciali filtranti Facciale Filtrante FFP1 Vengono utilizzati in ambienti di lavoro in cui non sono previsti aerosol e/o polveri tossici. Vengono filtrate almeno l’80% delle particelle aerodisperse fino a dimensioni di 0,6 μm. Possono essere utilizzati finché non viene superato il T.L.V. (valore limite di soglia, ovvero le concentrazioni ambientali di sostanze chimiche aerodisperse al di sotto delle quali, secondo la letteratura scientifica, la maggior parte delle persone non manifestano effetti negativi per la salute) di 4 volte. Utilizzate principalmente nell’edilizia e nell’industria alimentare Facciale Filtrante FFP2 Vengono utilizzati in ambienti di lavoro in cui sono previsti agenti chimici pericolosi. Vengono filtrate almeno il 94% delle particelle aerodisperse fino a dimensioni di 0,6 μm. Possono essere utilizzati finché non viene superato il T.L.V. di 10 volte. Utilizzate principalmente nelle lavorazioni che prevedono produzione di aerosol, nebbie e fumi. Facciale Filtrante FFP3 Vengono utilizzati in ambienti di lavoro in cui sono previsti agenti chimici pericolosi tossici e cancerogeni. Vengono filtrate almeno il 99% delle particelle aerodisperse fino a dimensioni di 0,6 μm. Possono essere utilizzati finché non viene superato il T.L.V. di 30 volte. Utilizzate principalmente nelle lavorazioni che prevedono la presenza di agenti in grado di provocare patologie gravi come tumori. Ma attenzione, l’utilizzo di queste maschere filtranti non è così ovvio e banale come molti potrebbero pensare: la non aderenza al volto dell’operatore, l’utilizzo per più turni lavorativi (la maggior parte di questi dispositivi sono monouso), il contaminarsi per via di una incapacità di svestizione della mascherina, sono solo alcuni degli errori più frequenti durante l’utilizzo di questo D.P.I. Non per niente, il T.U.S. (Testo Unico della Sicurezza), D. Lgs. 81/08, prevede per questi dispositivi uno specifico addestramento del lavoratore. Relativamente alle misure di prevenzione e protezione da SARS-CoV- 2, all’interno dei luoghi di lavoro, il già citato D. Lgs. 81/08, predilige l’applicazione delle misure di protezione collettiva e, successivamente, le misure di protezione individuale. Identificata, nelle ultime norme prodotte in condizioni di emergenza sanitaria, la distanza minima di sicurezza di 1 metro (la cosiddetta distanza sociale), ne consegue che l’obbligo dell’utilizzo del DPI avviene solo nel momento in cui tale distanza non possa essere rispettata e/o garantita. Un’ultima precisazione in quanto, chi scrive, ha sentito svariate volte gravi inesattezze. Che cosa è quel pezzo di plastica posto sul fronte dei facciali filtranti? Solitamente, data anche la forma, si tende a pensare che quel supporto sia un filtro ma nulla di più sbagliato! Stiamo parlando della valvola di espirazione, la quale non è sempre presente su detti dispositivi. La sua finalità è quella di favorire l’atto espiratorio dell’operatore per un miglior comfort e per non creare umidità all’interno della conchiglia. Si evidenzia però che, se da un lato questa valvola favorisce l’espirazione del portatore, dall’altro lato si sottolinea come questa valvola, in fasi di emissione, non ha alcun filtro che possa bloccare eventuali virus e/o batteri patogeni ovvero, se tale facciale filtrante viene utilizzato da un paziente infetto, ciò che esce dalla valvola risulterà a sua volta contaminato. Logica S.r.l.s. Dott. Simone Natalizia Tecnico della Prevenzione Tel: 06 45431710 info@logicaservizi.eu Mascherine chirurgiche e Facciali filtranti: facciamo chiarezza Logica Servizi Informa